{"id":27,"date":"2024-10-28T08:51:29","date_gmt":"2024-10-28T07:51:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asae.it\/?page_id=27"},"modified":"2024-10-28T11:11:07","modified_gmt":"2024-10-28T10:11:07","slug":"ripartiamo-da-verdi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.asae.it\/index.php\/ripartiamo-da-verdi\/","title":{"rendered":"Ripartiamo da Verdi"},"content":{"rendered":"<h2>RIPARTIAMO DA VERDI<\/h2>\n<h3>Note sulla Riforma della Siae<\/h3>\n<h4>A cura di Gianluca Rotino \u2013 Nuovo Presidente e Consulente sulle Questioni Legali A.S.A.E.<\/h4>\n<p>Il titolo forse a qualcuno, o forse ai pi\u00f9, pu\u00f2 apparire come uno sterile e polemico nostalgismo. Per qualcuno inoltre, ignorando non certo colpevolmente la storia della S.I.A.E., potrebbe non essere chiaro il rimando all\u2019illustre compositore Italiano.<\/p>\n<p>Quanti, infatti, degli aderenti all\u2019Ente sanno che il M\u00b0 Giuseppe Verdi, in quell\u2019Aprile del 1832, a Milano, insieme ad altri grandi personaggi della pi\u00f9 orgogliosa storia del nostro Paese (Cesare Cant\u00f9, Arrigo Boito, Francesco De Santis per citarne solo alcuni), collabor\u00f2 alla stesura e firm\u00f2 il primo statuto della S.I.A.E., allora solo Societ\u00e0 Italiana degli Autori?<\/p>\n<p>Non si pensi sia solo un banale richiamo nozionistico, \u201cRipartiamo da Verdi\u201d significa, ammetto provocatoriamente, :\u00abripartiamo dalla nostra identit\u00e0\u00bb, tutt\u2019altro che sterilmente.<\/p>\n<p>Nel corso dei quasi 170 anni che ci separano da quel 23 aprile la S.I.A.E. pi\u00f9 volte \u00e8 stata \u201criformata\u201d, ma come? E \u201cdove\u201d tali riforme hanno condotto l\u2019originale sodalizio di autori?<\/p>\n<p>Seriamente non si pu\u00f2 pensare di mettere mano a delle riforme senza conoscere quale \u00e8 lo scheletro, il principio generatore, mi si passi la metafora, il DNA originale dell\u2019Ente che oggi si vorrebbe riformato. Mutare le mutazioni non pu\u00f2 che produrre ingombranti, inadeguati, assurdi mostri.un Leviatano, quello che oggi agli occhi di molti, e comunque certamente di troppi, \u00e8 appunto la S.I.A.E.<\/p>\n<p>Riformare, significa modificare migliorando, ma \u00e8 sotto gli occhi di tutti quello che \u00e8 accaduto, certamente l\u2019Ente \u00e8 stato modificato, ma \u00e8 stato anche migliorato?<\/p>\n<p>Oggi tutti abbiamo sotto gli occhi cosa sia divenuta la S.I.A.E., e cosa rappresenti per coloro i quali \u00e8 stata fondata e per la tutela dei cui interessi esiste.<\/p>\n<p>I fondatori, per\u00f2, non avevano certo in mente un ente monopolistico ed un \u201carrogante gabelliere\u201d quale in molte occasioni la Societ\u00e0 si \u00e8 dimostrata.<\/p>\n<p>Essi fondarono la S.I.A.E. per associare gli autori, i compositori, gli editori ed i giuristi, questo allo scopo di diffondere ed affermare i principi giuridici e morali della protezione delle creazioni letterarie ed artistiche. A tal fine si prefissero di operare iniziative di studio, propaganda e anche di sostegno alle rivendicazioni di singoli autori, anche in sede giudiziaria. Fondarono la S.I.A.E., quindi, non certo per contrastare gli autori stessi in tale sede, come pi\u00f9 volte in tempi recenti ha fatto e continua a fare.<\/p>\n<p>Tali nobili fini, infatti, sono stati, nel corso degli anni e delle evoluzioni, sistematicamente disattesi. Le attivit\u00e0 di studio sono state ridotte ad un aspetto secondario facendo dell\u2019aspetto economico il fine principale e non lo strumento per il perseguimento dei fini statutari, come invece correttamente doveva essere inteso.Escludendo gli ottimi \u201cquaderni del Burcardo\u201d e la pubblicazione periodica della rivista giuridica \u201cDiritto d\u2019Autore\u201d, la S.I.A.E. ai fini del promuovimento e della diffusione della cultura del diritto d\u2019autore poco o nulla ha fatto.<\/p>\n<p>Nel 1891 la Societ\u00e0 degli autori si organizz\u00f2 al fine di raccogliere, gestire e tutelare il repertorio dei propri associati e venne eletta ad Ente Morale.<\/p>\n<p>In questo periodo l\u2019Ente si batt\u00e8, incredibile a dirsi, per l\u2019affermazione di principi in materia di durata della protezione del diritto, di soppressione di qualsiasi formalit\u00e0 amministrativa quale condizione di protezione dell\u2019opera, di riacquisto dei diritti sulle opere prive di tutela per mancanza di deposito.<\/p>\n<p>L\u2019espressione di questi principi confluirono nella legge 1950 del 7 novembre 1925, una delle pi\u00f9 avanzate dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>La vera svolta per\u00f2 che ha condizionato in gran parte l\u2019odierna struttura della S.I.A.E. e a cui, a mio sommesso avviso, si devono le tuttora presenti disfunzioni dell\u2019Ente, avvenne nel 1926.<\/p>\n<p>In quell\u2019anno, infatti, trasfer\u00ec la propria sede a Roma e l\u2019anno seguente assunse il nome di Societ\u00e0 Italiana degli Autori ed Editori. Inizi\u00f2 cos\u00ec la trasformazione della Societ\u00e0 in senso pubblicistico, processo che ebbe il suo apogeo nelle due sentenze del 1932 e del 1937 della Corte di Cassazione che la definirono Ente pubblico.<\/p>\n<p>Fu\u00a0\u00a0in questo periodo storico (regime fascista \u2013n.d.r.) che la S.I.A.E., assumendo la denominazione di EIDA (Ente Italiano per il Diritto d\u2019Aurore), assunse anche la riserva esclusiva dell\u2019attivit\u00e0 di intermediazione comunque attuata per l\u2019esercizio dei diritti di pubblica rappresentazione, esecuzione, recitazione, radiodiffusione e riproduzione di opere letterarie, teatrali e musicali. Prerogativa, questa, che non accenna nemmeno a mitigare.<\/p>\n<p>Negli\u00a0\u00a0anni tra il 1932 e 1936 diverse riforme statutarie rafforzarono struttura pubblicistica dell\u2019Ente, inquadrandolo nel sistema corporativo; configurazione, questa, cristallizzata nella notissima legge 633\/41 (legge sul diritto d\u2019autore \u2013 n.d.r.).<\/p>\n<p>Furono cos\u00ec dapprima trascurati e poi stravolti i profili originali del sodalizio, nato come associazione di creatori intellettuali e operatori della cultura.<\/p>\n<p>Caduto il regime fascista la Societ\u00e0 riacquistava la denominazione di S.I.A.E., ma conserv\u00f2, e tuttora conserva, tutto ci\u00f2 che l\u2019aveva snaturata. Rimase e rimane, infatti, un Ente pubblico, a cui l\u2019aggiunta del predicato \u201ceconomico\u201d, tutt\u2019altro che felice, assicura quel margine di libert\u00e0 d\u2019azione e di \u201cgrigio\u201d nel quale la Societ\u00e0 tutt\u2019ora si muove all\u2019interno del campo istituzionale.<\/p>\n<p>La S.I.A.E. \u00e8 quindi, senza tema di smentita, un apparato in piena controtendenza storica in un\u2019epoca in cui i monopoli nel settore commerciale (qual\u2019\u00e8 essenzialmente l\u2019attivit\u00e0 della S.I.A.E.) vengono convertiti. \u00c8 un\u2019eccezione al principio di non ammissibilit\u00e0 di posizioni dominanti, vigente nel sistema giuridico dell\u2019informazione. \u00c8 un monopolio di fatto, l\u2019unico del quale quasi nessuno parla, l\u2019unico appena accennato nei testi di diritto amministrativo, l\u2019unico del quale non si pensa una seria risistemazione secondo i principi della concorrenza.<\/p>\n<p>Infatti, riassumendo, la S.I.A.E., nata nel 1882 come sodalizio di soli autori e diveniva ente pubblico nel 1941, in un epoca dove certo non rappresentava l\u2019unica eccezione alla normalit\u00e0 grazie alla la legge n.633\/41, firmata da Benito Mussolini. In quell\u2019epoca l\u2019appropriazione della cultura da parte del Governo faceva parte di un preciso programma politico. Ma oggi come spiegarla?<\/p>\n<p>Prima di passare ad esporre ci\u00f2 che a mio avviso potrebbe, e dovrebbe essere fatto appare opportuno, ai fini di questa analisi, prendere in esame ci\u00f2 che finora si \u00e8 fatto o si \u00e8 cercato di fare, questo al fine di trarre utili indici per prevedere (speriamo con un ampio margine d\u2019errore) quale potrebbe essere la prossima configurazione della S.I.A.E.<\/p>\n<p>L\u20198 luglio scorso alla camera dei Deputati, gli onorevoli\u00a0\u00a0Giovanna Grignaffini e Fabrizio Bracco (Democratici di Sinistra) hanno presentato una proposta di legge dal titolo:\u00a0<em>Promozione della cultura e nuove forme di organizzazione del diritto d\u2019autore<\/em>. Il testo, mi si permetta,\u00a0\u00a0si presenta come un \u201ccapolavoro\u201d statalista ispirato ad un principio, che meglio sarebbe chiamare assurdo giuridico, espresso in un convegno di Roma e definito\u00a0<em>pilastro<\/em>\u00a0della nuova legge:\u00a0<em>\u00a0la creazione estetica \u00e8 un bene pubblico.\u00a0<\/em>Come meglio precisa la proposta di legge il riferimento \u00e8 alle \u00ab<em>creazioni artistiche e culturali in tutti i loro generi e manifestazioni\u00bb,\u00a0<\/em>cio\u00e8 alle opere d\u2019ingegno che divengono \u00ab<em>insostituibili valori sociali<\/em>\u00bb. In questa proposta, inoltre, viene accentuato il carattere pubblico dell\u2019ente definendolo, a scanso d\u2019equivoci (se mai ce ne fossero) \u00ab<em>ente pubblico economico a base associativo di diritto pubblico<\/em>\u00bb. Una formulazione, questa, che un qualsiasi giurista non stenterebbe a definire\u00a0\u00a0quantomeno ambigua.<\/p>\n<p>La proposta in esame arriva a configurare una S.I.A.E. la cui posizione di esclusivit\u00e0\u00a0<em>ex-lege<\/em>\u00a0(prevista all\u2019art. 180.1 legge sul diritto d\u2019autore) non viene assolutamente intaccata, ed \u00e8 noto che posizioni di esclusiva comportano inevitabilmente la presenza di monopoli. Addirittura il \u201cmonopolio\u201d dell\u2019ente si estende a dismisura poich\u00e9 comprende \u00ab<em>tutte le creazioni artistiche in tutti i generi e manifestazioni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>In conclusione non vi sarebbe alcuna opera capace di sfuggire al \u201ccontrollo\u201d di un ente pubblico economico sottoposto alla vigilanza di un ministero, con un presidente di nomina governativa ed al cui interno non avrebbe rappresentanti di categoria capaci di opporsi efficacemente, esclusi dal Consiglio di Amministrazione da altre norme.<\/p>\n<p>E pensare che questa proposta era stata annunciata da un comunicato ANSA dal titolo \u201cProposta di legge D.S.- stop al monopolio S.I.A.E.\u201d.<\/p>\n<p>La decisa opposizione di tutti gli operatori del settore ha bloccato l\u2019iter parlamentare della proposta Grignaffini \u2013 Bracco.<\/p>\n<p>Il Governo, per\u00f2, avvalendosi della delega (stravolta nella\u00a0<em>ratio<\/em>) ricevuta attraverso una delle leggi Bassanini il 29 ottobre scorso, sotto la pressione del sindacato autonomo S.I.A.E. (Conf. S.A.L.- n.d.r.),\u00a0\u00a0emana un decreto (d.lgs. 419\/99) che all\u2019art.7, riorganizzando la S.I.A.E., molto riprende del documento D.S.<\/p>\n<p>Quest\u2019ennesimo esempio di scavalcamento del Parlamento nella sua funzione legislativa, che fa rientrare dalla finestra quello che \u00e8 uscito dalla porta, non riforma la materia del diritto d\u2019autore, ma si limita a compiere una rilettura, per altro pi\u00f9 che discutibile, dei principi Bassanini.<\/p>\n<p>Il testo di legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre nelle sue norma:<br \/>\n1) ne ribadisce al comma 1 la natura di ente pubblico;<br \/>\n2) la sottopone alla vigilanza del ministero dei beni\u00a0\u00a0e delle attivit\u00e0 culturali. Sottraendola si dall\u2019influenza della Presidenza del consiglio, ma non certo da quella indiretta dello stesso.<br \/>\n3) Non abroga l\u2019art. 180 e, quindi, ne conferma l\u2019esclusivit\u00e0.<br \/>\n4) Sottrae l\u2019approvazione dello statuto, documento che regola effettivamente l\u2019organizzazione ed il funzionamento dell\u2019ente,\u00a0\u00a0al Presidente della Repubblica, per passarla al Ministero vigilante in concerto con il ministero del tesoro e del bilancio e programmazione economica. Viene cos\u00ec eliminato l\u2019ultimo residuo di terziet\u00e0 rispetto al Governo, di cui di fatto la S.I.A.E. diviene emanazione.<br \/>\n5) Prevede la separazione contabile e la distinzione di gestione tra la tutela del diritto d\u2019autore e i diritti connessi e la gestione relativa agli ulteriori servizi (comma 7). Ammette cos\u00ec implicitamente la natura distinta che tale attivit\u00e0 rappresenta, la sua natura prettamente privatistica e quindi l\u2019anomalia che in un regime di libera concorrenza e circolazione di servizi questo rappresenta.<br \/>\n6) Dispone che la SIAE possa esercitare altre funzioni quali la gestione di servizi di accertamento e riscossione di imposte, contributi e diritti, anche in regime di convenzione con pubbliche amministrazioni, regioni, enti locali ed altri enti pubblici o privati. Trasformandola definitivamente in una \u201c<em>gabelleria\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ecco ritornare nella sua attualit\u00e0 il monito efficace contenuto nel capolavoro di Giuseppe Tomasi, principe di Lampedusa:\u00ab\u2026\u00a0<em>perch\u00e9 nulla cambi bisogna che tutto cambi\u2026<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 in qualche modo apparire corretto o solamente opportuno che una legge fascista, che istituisce un ente previsto necessario dal regime, venga consolidata ancora maggiormente nella sua struttura antimercato e nella previsione di legami con l\u2019esecutivo, da una riforma\u2026 varata da un Governo moderno e democratico?<\/p>\n<p>Nel perseguimento di tali oscuri fini, l\u2019Esecutivo si avvale di una delega, interpretata\u00a0<em>ad hoc<\/em>, promulgando una legge protezionista e\u00a0\u00a0statalista, contraria ai principi comunitari che sanciscono il c.d.\u00a0<em>diritto all\u2019auto produzione<\/em>.<\/p>\n<p>Questo diritto concede ai soggetti interessati di organizzarsi nelle forme previste dalla legge per tutelare i loro interessi. Il nostro stesso ordinamento\u00a0\u00a0lo ha recepito (all\u2019art.9 della l. 287\/90, la c.d.\u00a0<em>legge antitrust<\/em>) e lo ha accettato essendo previsto nell\u2019art 90 del trattato CE.<\/p>\n<p>La tutela delle opere non implica l\u2019esercizio in forma monopolistica dei servizi che a tale attivit\u00e0 sono, o possono essere connessi, come ad esempio la riscossione e la ripartizione dei proventi derivanti da diritto d\u2019autore, attivit\u00e0 eminentemente privata e esplicata attraverso un\u2019organizzazione d\u2019impresa. Non occorre essere un giurista per intuirlo.<\/p>\n<p>Anche la Cassazione, Suprema corte, ribad\u00ec ( Cass. SS.UU. sen. n\u00b0. 02431\/97) che l\u2019attivit\u00e0 della S.I.A.E. come ente pubblico, in tema di ripartizione dei compensi riscossi, si configura nella potest\u00e0 regolamentare, autoritativa dell\u2019ente, il cui concreto esercizio delle decisioni prese in quella sede rientra nel diritto privato, nella c.d.\u00a0<em>attivit\u00e0 dell\u2019organizzazione<\/em>, quindi non ha ragione d\u2019essere mantenuto sotto forma di monopolio.<\/p>\n<p>Non si pensi sia un argomento di poco conto o che non riguarda tutti, operatori del settore e non.<\/p>\n<p>Nel 1998 questo ente ha incassato come importi lordi 1.966 miliardi, di cui 752 per la sua funzione di monopolista di fatto nelle intermediazione del diritto d\u2019autore, dei quali, a sua volta, per il \u201cservizio\u201d svolto ne ha trattenuti 120.<\/p>\n<p>Per il \u201cmostro\u201d della copia privata, ovvero il diritto degli autori, potenzialmente passibili di essere lesi dalla duplicazione delle loro opere, di percepire una percentuale (dal 3% al 10%) del prezzo di acquisto dei supporti vergini (CD, cassette, videocassette, etc.)nel 98\u00a0\u00a0l\u2019Ente ha riscosso quasi 35 miliardi, cifra dalla quale la S.I.A.E. ha trattenuto per se altri 3 miliardi.<\/p>\n<p>\u201c<em>La S.I.A.E. dalla parte di chi crea<\/em>\u201d. Questo recita lo slogan dell\u2019ente. Sar\u00e0, ma molti autori (<em>chi crea<\/em>\u00a0\u2013 ndr.<em>)\u00a0<\/em>da anni sono in contenzioso proprio per la negazione del loro diritto principe. Nel frattempo la Societ\u00e0 ha incamerato, solo nello scorso esercizio, pi\u00f9 di 2 miliardi di interessi su diritti d\u2019autore in contestazione, ed ha speso otre 10 miliardi in consulenze e prestazioni professionali (tra cui rientrano i compensi ai legali?). Questo dopo aver pagato 118 miliardi di stipendi ai suoi dipendenti.<\/p>\n<p>A questo non posso esimermi da aggiungere una considerazione sulla entit\u00e0 degli stipendi di un qualsiasi dirigente dell\u2019Ente. Questa figura infatti percepisce, indipendentemente dall\u2019effettivit\u00e0 delle mansioni svolte, una retribuzione superiore a quella del Primo Presidente della Cassazione.<\/p>\n<p>In conclusione la S.I.A.E. ha incassato aggi, provvigioni e rimborsi spese forfetarie per 268 miliardi\u2026riuscendo a chiudere il conto economico con un disavanzo di esercizio di quasi -31 miliardi.<\/p>\n<p>Certo deve essere dispendioso mantenere un monopolio con 1.600 dipendenti diretti nella sede centrale e 7.000 impiegati, dipendenti ed accertatori nelle 14 sedi regionali e 45 Agenzie provinciali dislocate su tutto il territorio nazionale, in immobili per lo pi\u00f9 di pregio posti in zone residenziali o centrali.<\/p>\n<p>Non sono un aziendalista, ma mi pare che, con i principi di trasparenza ed\u00a0<em>economicit\u00e0<\/em>\u00a0stabiliti dalla legge (art. 1, l. 241\/90) non ci siamo proprio.<\/p>\n<p>Tali distorsioni non potranno essere sanate, e permarranno,\u00a0\u00a0fino a quando l\u2019ente continuer\u00e0 a svolgere le proprie funzioni in assenza di concorrenza operando nell\u2019alveo tracciato dalla legge n. 23\/93 per le amministrazioni ministeriali.<\/p>\n<p>Siamo giunti nel frattempo, grazie a questo modello gestionale, all\u2019ennesimo commissariamento (il secondo in sette anni) non solo per via del deficit di bilancio a tutti noto, ma anche e forse soprattutto a causa del ben pi\u00f9 profondo deficit progettuale di democrazia interna (cfr.Marco Minniti sul Corriere della sera del 29\/05\/1999).<\/p>\n<p>La S.I.A.E., ad oggi nel contesto sociale ed economico che va prospettandosi, non garantisce, n\u00e9 potrebbe, per la rigidit\u00e0 che compete ad un organo di garanzia quegli aspetti di flessibilit\u00e0, competitivit\u00e0 e\u00a0<em>customers satisfaction<\/em>\u00a0necessari a creare i presupposti per un libero mercato e per garantire la libera circolazione dei servizi connessi al sempre pi\u00f9 multiforme mondo del diritto d\u2019autore, in continua evoluzione<\/p>\n<p>Attualmente l\u2019ente costituisce pi\u00f9 che una garanzia al rispetto del diritto d\u2019autore, un impropria imbrigliatura per lo sviluppo dello stesso<\/p>\n<p>Per queste ragioni prima di realizzare gli utili e necessari interventi di riforma statutaria, occorrer\u00e0 decidere della conservazione della condizione di esclusiva di cui attualmente gode la S.I.A.E.<\/p>\n<p>Credo che dalle mie affermazioni\u00a0\u00a0si percepisca la mia posizione di favore affinch\u00e9 questa condizione, in un giorno che non vorrei lontano, venga a mancare.<\/p>\n<p>Le ragioni che mi portano ad auspicare questo sono molto semplici .Il monopolio di fatto della S.I.A.E., grazie all\u2019esclusiva ex lege attribuitagli dalla legge, rende inevitabile una perdita di efficienza nei servizi, svolti, come sono, da un unico referente in materia di aggi e compensi , con ovvia conseguente turbativa del mercato. Oltre all\u2019ovvia perdita di competitivit\u00e0 dell\u2019Italia come terreno di elezione per la tutela delle opere da parte di molti autori non solo stranieri.<\/p>\n<p>La S.I.A.E. nelle esercizio del suo aspetto gestionale, e quindi privatistico, risulta di fatto sottratta\u00a0<em>ex-lege<\/em>\u00a0alle regole di mercato, creando una confusione tra la sua natura pubblicistica e le sue competenze di diritto privato che una semplice separazione gestionale certo non risolve.<\/p>\n<p>Se \u00e8 d\u2019interesse generale la tutela del diritto d\u2019autore, come credo anch\u2019io, \u00e8 lo Stato che deve farsene carico, non demandandolo a strutture anacronistiche e di ambigua classificazione giuridica.<\/p>\n<p>Inoltre non \u00e8 un mistero che comportamenti abusivi si siano pi\u00f9 volte manifestati da parte dell\u2019ente proprio in coincidenza dell\u2019esercizio di quelle competenza privatistiche, riconosciute come tali anche dalla Cassazione: l\u2019ordinanza di ripartizione.<\/p>\n<p>Tale strumento, attraverso il quale, a seguito del mandato implicito nell\u2019iscrizione all\u2019ente, gli autori percepiscono i proventi frutto della riscossione operata dalla S.I.A.E., \u00e8 stato spesso oggetto di contestazioni per la iniquit\u00e0 e per l\u2019arbitrariet\u00e0 con cui venivano decisi i criteri attraverso i quali doveva attuarsi.<\/p>\n<p>Contro ogni principio di diritto comune ai paesi civili, infatti, le regole non venivano decise prima del \u201cgioco\u201d ma addirittura al termine di questo, creando gravi lesioni dei diritti soggettivi dagli aventi causa e barricandosi, a chiaro scopo dilatorio ed ostruzionistico, alternativamente dietro regolamenti di competenza che a seconda degli interessi della Societ\u00e0, si faceva oscillare dalla sede amministrativa a quella ordinaria.<\/p>\n<p>Il mantenimento del monopolio nell\u2019offerta di servizi connessi al diritto d\u2019autore risulta chiaramente contrario alle regole fondamentali comunitarie sulla libera circolazione dei servizi.<\/p>\n<p>Viene cos\u00ec favorito un mercato organizzato, di diritto e\/o di fatto, secondo modelli che escludono la concorrenza e limitano grandemente la libera iniziativa economica. Va ricordato che in questo contesto non \u00e8 solo un danno economico, ma anche, e soprattutto, una illegittima castrazione del pluralismo culturale,\u00a0<em>humus<\/em>\u00a0indispensabile allo sviluppo competitivo del nostro Paese.<\/p>\n<p>Non pare, infatti, che le attivit\u00e0 connesse alla tutela del diritto d\u2019autore abbiano i caratteri di \u00abinteresse economico generale\u00bb che giustificherebbe la permanenza dell\u2019anomalia.<\/p>\n<p>Vero \u00e8 che la concessione d diritti esclusivi, ai sensi dell\u2019art.90, n.1, del Trattato, non \u00e8 di per se incompatibile con l\u2019art. 86 dello stesso.<\/p>\n<p>Tuttavia la Corte di Giustizia, nella famosa causa C-179\/90, ha avuto modo di dichiarare che uno stato membro contravviene ai divieti posti da queste due disposizioni, quando l\u2019impresa di cui trattasi \u00e8 \u00ab\u2026indotta, col mero esercizio dei diritti esclusivi che le sono attribuiti, a sfruttare abusivamente la sua posizione dominante\u2026o quando questi diritti sono atti a produrre una situazione in cui l\u2019impresa \u00e8 indotta a produrre abusi del genere\u00bb, e pare proprio che in numerose occasioni la S.I.A.E. sia ricaduta nella fattispecie qui prevista.<\/p>\n<p>Volendo allargare il discorso, questa situazione di distorsione del mercato abbraccia non solo la Societ\u00e0 italiana, ma anche le sue consorelle internazionali, tanto che, a mio sommesso avviso, l\u2019accordo vigente tra le varie societ\u00e0 di tutela collettiva delle opere costituisce un chiaro esempio di\u00a0<em>cartello<\/em>, d\u2019intesa restrittiva della concorrenza, contro gli articoli 7, 85, 86 e 90 e quindi sanzionabile alla luce di questi.<\/p>\n<p>Non sarebbe onesto omettere che anche in S.I.A.E. si sia presa coscienza di tale situazione e dell\u2019anomalia che essa rappresenta.<\/p>\n<p>Sembra quindi opportuno riportare una parte della dichiarazione di insediamento del direttore generale dott. Francesco Chirichigno rilasciata il 6 maggio 1998.<\/p>\n<p>Nella sua lucidit\u00e0 e onest\u00e0 intellettuale, il Direttore Generale della S.I.A.E., focalizza quali sono le motivazioni per cui la struttura della SIAE risulta a tutt\u2019oggi non idonea ad affrontare il contesto futuro. Queste sono state le sue parole:<\/p>\n<p><em>\u201c\u2026 Viviamo in un contesto sociale mobile e discontinuo e non possiamo pensare di restare immobili, tanto pi\u00f9 nel momento in cui l\u2019entit\u00e0 transnazionale dell\u2019Europa Unit\u00e0, con le sue regole, le sue armonizzazioni, i suoi dettati competitivi.\u2026Non si pu\u00f2 passare in un giorno dalla religione del pubblico ( a ancora operante in buona parte nel nostro Paese) a quella del privato; dal culto dello Stato all\u2019idolatria del mercato, senza rischiare\u2026l\u2019assenza di punti di riferimento. Penso che non possa farlo un Paese, ma nemmeno un organismo come la SIAE, Ente bifronte, con aspetti pubblici e privati al tempo stesso. Sul piano pubblicistico, infatti, si collocano i controlli da parte dei pubblici poteri, il conseguimento di fini pubblici e cio\u00e8 un\u2019ordinata tutela del diritto d\u2019autore e la gestione di pubblici registri, i poteri di autorganizzazione e autotutela.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019aspetto privatistico viene sostanziato invece, dalla struttura associativa su base elettiva, dal contratto di mandato tra singoli detentori dei diritti e SIAE, dai permessi generali per l\u2019utilizzazione delle opere comprese nel repertorio gestito dalla Societ\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel corso degli anni la SIAE ha saputo convivere egregiamente con questi aspetti,\u00a0<strong>senza per\u00f2 coltivare quella cultura del servizio e della competivit\u00e0 che il contesto sociale, economico e politico va sempre pi\u00f9 richiedendo. Basti pensare alla nuova realt\u00e0 dell\u2019Europa Unita con le sue logiche di mercato e le sue istanze antimonopolistiche.\u2026\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Come un artista all\u2019apice della sua carriera percepisce quando \u00e8 il momento di ritirarsi per lasciare il miglior ricordo di se, cos\u00ec la S.I.A.E. dovrebbe comprendere, al di l\u00e0 degli interessi particolaristici, che \u00e8 giunto il momento di \u201cfarsi da parte\u201d (almeno parzialmente) per lasciare che i diretti interessati si autorganizzino e creino un mercato sui principi del pluralismo e della competivit\u00e0, magari, e perch\u00e9 no, conservando il ruolo di \u201cvigilante\u201d affinch\u00e9 siano rispettate le regole finalmente e definitivamente uguali per tutti.<\/p>\n<p>In questo quadro, che spero di aver tracciato chiaramente, si arriva alla odierna esigenza di riforma, ed \u00e8 proprio alla luce di quanto finora esposto che l\u2019iniziale monito\u00a0\u00a0\u00abripartiamo da Verdi\u00bb assume tutto lo spessore del suo significato.<\/p>\n<p>Credo che non si possa obbiettare al fatto che una adeguata, corretta e idonea riforma della S.I.A.E. non possa avvenire unicamente attraverso la sola, se pur incisiva, riforma dello Statuto, ma possa realizzarsi solo rivedendo la legge (<em>rectius<\/em>: le leggi)stessa sul diritto d\u2019autore.<\/p>\n<p>Per questo motivo ritengo, innanzitutto, che lo statuto che dovr\u00e0 vedere la luce a seguito delle modifiche che vi si apporteranno, dovr\u00e0 essere un testo provvisorio avr\u00e0 il compito di cominciare ad introdurre i germi delle profonde innovazioni che seguiranno ad opera dell\u2019unico strumento idoneo ad apportarle : una nuova legge.<\/p>\n<p>Contestualizzando quanto fin qui esposto alla odierna proposta di riforma dello statuto vigente, fatta pervenire dal professor Masi alle associazioni, mi vorrei soffermare solo su alcuni punti, senza approfondire e aderendo pienamente a quanto ravvisato dagli amici dell\u2019ACEP.<\/p>\n<p>Innanzi tutto l\u2019art.1. Qui, al punto ,1 viene confermato, cristallizzandolo nella norma statutaria, la natura pubblicistica dell\u2019ente.<\/p>\n<p>Ebbene, ritengo che tale previsione sia innanzitutto superflua, poich\u00e9 la qualificazione dell\u2019ente \u00e8 decisa dalla legge e non certo dallo Statuto, ed appare inoltre \u201carrogante\u201d in quanto sembra volta a sancire, al di l\u00e0 di ogni dubbio, la volont\u00e0 stessa dell\u2019ente di permanere nel godimento di tale connotazione e l\u2019assoluta refrattariet\u00e0 alle istanze di innovazione che le provengono sia dal contesto internazionale che da un gran numero dei suoi associati-utenti.<\/p>\n<p>A mio avviso sarebbe stato pi\u00f9 apprezzabile un testo che avesse il seguente tenore:\u00abLa Societ\u00e0 Italiana Autori ed Editori., che ha sede in Roma, con il presente Statuto indica ed elencagli scopi, le funzioni e la struttura che la Societ\u00e0 persegue e di cui deve dotarsi nelle forme, modalit\u00e0 e limiti stabiliti dalla legge\u00bb. Forma, questa, che avrebbe indicato anche il giusto rispetto per le istituzioni da cui l\u2019ente dipende.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione del termine \u00absociet\u00e0 dell\u2019informazione\u00bb, alla lettera c del punto 2 dell\u2019art.1, per quanto apprezzabile nell\u2019intenzione, \u00e8 per\u00f2 l\u2019unica testimonianza di un adeguamento al contesto moderno. Sembra comunque poco, soprattutto alla luce del fatto che non vi \u00e8 menzione di chi oggi, nella c.d.\u00a0<em>new economy<\/em>, produce e diffonde arte o cultura.<\/p>\n<p>Non sembrerebbe infatti inopportuna la previsione di una apposita sezione, da aggiungere alle tradizionali, da dedicare alla per la Multimedialit\u00e0, anzich\u00e8 relegare tale tema ad un ufficio consultivo.<\/p>\n<p>Dedicare alla multimedialit\u00e0, nella sua accezione pi\u00f9 lata, un apposita sezione con commissari e quant\u2019altro la sua rilevanza richieda, sembra un giusto riconoscimento all\u2019importanza assunta da questo settore .<\/p>\n<p>All\u2019art.2 ritrovo un particolare che presumo frutto di una svista. Infatti in quest\u2019articolo si prevede che siano iscrivibili alla S.I.A.E. solo soggetti (persone fisiche o giuridiche) italiani, in chiaro contrasto con i principi e le norme della Unione Europea.<\/p>\n<p>Sempre a questo articolo manca la previsione della titolarit\u00e0 dei diritti connessi, ma anche questa presumo sia una svista.<\/p>\n<p>\u00c8 invece apprezzabile l\u2019assenza della ormai anacronistica distinzione tra soci e iscritti che ha lasciato il passo ad un moderno e democratico generico \u00abassociati\u00bb.<\/p>\n<p>Procedendo oltre, all\u2019art.15 viene prevista la vigilanza ad opera del Ministero per i beni e le attivit\u00e0 culturali sentito, per le materie di sua specifica competenza, il Ministero delle Finanze.<\/p>\n<p>\u00c8 certamente un passo avanti aver sottratto tale competenza alla Presidenza del Consiglio, ma non mi pare che si possa tollerare che un ente con rilevanza, non solo economica, della S.I.A.E. sottratto alla vigilanza dell\u2019organo principe della nostra forma di governo: il Parlamento.<\/p>\n<p>Sarebbe oltremodo opportuno riparare urgentemente a questa situazione.<\/p>\n<p>Inoltre la parte dedicata al fondo di solidariet\u00e0 mi pare troppo scarna e per nulla esaustiva. Andrebbe infatti rivista ampliando soprattutto il punto 2 dell\u2019art.19, specificando i parametri entro i quali il regolamento del fondo debba svilupparsi, stabilendo principi e criteri minimi e massimi di partecipazione e tutela.<\/p>\n<p>In relazione a questo importantissimo argomento sembra anche sia opportuno che venga statuito, una volta per tutte, quale sia la natura delle prestazioni definite solidaristiche dall\u2019Ente, ma di fatto previdenziali, anche in contrasto con il parere reso dal Consiglio di Stato. Chiarito poi, se lo si vuole mantenere in esistenza, che tale servizio ha natura previdenziale \u00e8 necessario statuire, come pi\u00f9 volte ribadito dalla nostra Associazione in molti documenti, che il Fondo debba avere struttura a capitalizzazione con relativa \u201cpaternizzazione\u201d dei versamenti, affinch\u00e9 vi sia una equa corrispondenza tra il versato ed il ricevuto<\/p>\n<p>Sugli altri punti ho poco da dire oltre che, alla luce di tutto ci\u00f2 fin qui esposto, non posso concordare su praticamente nulla, essendo per me viziato all\u2019origine.<\/p>\n<p>Vorrei solo aggiungere un ultimo e breve rilievo conclusivo, che lascio in questa sede sospeso, in relazione alla sfida che la S.I.A.E., a breve, dovr\u00e0 affrontare per adeguarsi all\u2019imminente federalismo, fiscale e politico, del nostro Paese. L\u2019inevitabile cambio di assetto del nostro sistema politico-territoriale rappresenta infatti l\u2019ulteriore colpo a gigante S.I.A.E. che dovr\u00e0 alleggerirsi notevolmente per rimanere al passo con i tempi.<\/p>\n<p>La S.I.A.E. che ha in mente l\u2019ASAE e al cui progetto sta lavorando \u00e8 tutt\u2019altra In questo senso la nostra associazione sta portando avanti da tempo studi per riuscire a reinterpretare la natura di monopolista legale della SIAE nella mediazione dei nostri diritti, rivedendo la storia, le funzioni, le prospettive di questa istituzione ripartendo dai valori e dai principi che spinsero anche Giuseppe Verdi a dare vita a questa Societ\u00e0.<\/p>\n<p>In questa sede lanciamo un appello a tutti Voi colleghi, creativi e \u201cmessaggeri\u201d di cultura,\u00a0\u00a0per trovare la tanto agognata \u201cunit\u00e0 di categoria\u201d. Solo attraverso un lavoro comune potremo giungere alla realizzazione di una SIAE finalmente e veramente dalla parte di chi crea, ma, come si dice, questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<h4><strong>Gianluca Rotino<\/strong><\/h4>\n<p><em>Consulente per le questioni legali<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RIPARTIAMO DA VERDI Note sulla Riforma della Siae A cura di Gianluca Rotino \u2013 Nuovo Presidente e Consulente sulle Questioni Legali A.S.A.E. Il titolo forse a qualcuno, o forse ai pi\u00f9, pu\u00f2 apparire come uno sterile e polemico nostalgismo. Per qualcuno inoltre, ignorando non certo colpevolmente la storia della S.I.A.E., potrebbe non essere chiaro il rimando all\u2019illustre compositore Italiano. 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